Tokyo, ultimi giorni di dicembre. Le mattinate sono ancora insolitamente calde, ma voltata la boa del mezzogiorno l’aria tiepida cede rapidamente il passo a quella gelida. Le stradine del quartiere dove vivo sono meno trafficate del solito, tanto che il silenzio – notturno frequentatore abituale di queste traverse – non fatica a imporsi anche durante il giorno. Terminata la mole di lavoro arretrato, e gustata la consueta tazza di tè verde matcha, mi dico che anche quest’anno è finalmente arrivato il momento di dedicarmi alla scrittura delle nengajō.

In Giappone, uno dei rituali di fine anno è proprio l’invio delle nengajō, ovvero delle cartoline di auguri di buon anno nuovo. È una sorta di “rito”, per l’appunto, una tradizione che ha radici molto profonde: pare infatti fosse uso comune, durante il periodo Nara (710-794 d.C.), fare il giro delle abitazioni e portare il proprio saluto per il nuovo anno; nel periodo successivo, quello Heian (794-1185), tale usanza venne accolta anche dal ceto nobile, il quale per primo ideò il prototipo delle suddette cartoline augurali: nel caso di un parente particolarmente lontano, invero, il saluto veniva affidato alla carta e all’inchiostro, risparmiandosi l’onere del viaggio.

Le nengajō, dunque, sono qualcosa di più che una semplice buona usanza: sono parte integrante del costume dei giapponesi, un ulteriore filo che va intrecciandosi alla trama del complesso arazzo multicolore che è la tradizione di questo paese. Quale miglior modo per concludere l’anno, allora, se non sentirsi parte di questo splendido arazzo?

Un attimo, e sono alla scrivania: le cartoline da una parte, la penna dall’altra, e l’interminabile elenco di destinatari dirimpetto a me. Un’ottantina di amici e colleghi di lavoro a cui dedicare di proprio pugno un personalissimo saluto, fatto in parte di ringraziamenti per i momenti trascorsi insieme durante l’anno vecchio, in parte di raccomandazioni e ossequi per l’anno nuovo: spenderò così l’intero pomeriggio a riportare indirizzi e destinatari, ripensare alle bevute in compagnia, e ad augurarne di nuove per iscritto.

Quella delle nengajō, tuttavia, è una gioia duplice: da una parte la scrittura e l’invio, dall’altra la ricezione. Scoprire chi ti ha scritto, quale momento in particolare ha rievocato sullo spazio della cartolina, cosa si augura (e/o ti augura) per i prossimi trecentosessantacinque giorni a venire. Alzarsi la mattina del primo dell’anno, correre alla cassetta della posta, e trovarla piena zeppa di nengajō, o trovarne poche oppure nessuna, e aspettare i successivi giorni facendo su e giù dentro e fuori dalla stanza, controllando a orari irregolari dallo spiraglio della cassetta se qualcosa è arrivato. Col beneficio del passare dei giorni, solitamente le cartoline arrivano. Tutto il daffare lavorativo e privato a cui si è sottoposti durante la fine dell’anno non giova certo alla celerità con cui si scrivono e imbucano i vari saluti, pertanto non di rado accade di trovare appena qualche cartolina il primo gennaio, e di fare la scorpacciata durante i giorni successivi.

Parlando di nengajō, vi è in realtà un’ulteriore terza gioia, del tutto visiva: il design. Per chi acquista le cartoline presso gli uffici postali o i supermercati, è possibile scegliere tra decine e decine di design differenti, tutti rigorosamente scelti attraverso i concorsi pubblici delle Poste o di altri enti. Variano di molto nell’aspetto, andando dal disegno realistico a quello stilizzato, dalla tradizionale pittura a inchiostro ai sofisticati render tridimensionali. I più volenterosi, invece, preferiscono fare da sé, ideando per esemprio un collage di fotografie con la propria famiglia, coi propri animali domestici, inserendo immagini che rievochino le imprese compiute durante l’anno passato, eccetera, e recandosi poi a stampare il tutto in copisteria oppure online attraverso i siti dedicati. Infine, non mancano “i virtuosi”, che preferiscono disegnare o dipingere direttamente sulla cartolina: sono queste ultime, in genere, quelle più apprezzate.

Il 2017, nell’oroscopo cinese (e quindi anche giapponese), è l’anno del Gallo (tori): questo uccello domestico è stato pertanto il soggetto ornamentale per eccellenza delle nengajō del 2017. Vi propongo in coda una galleria di alcune delle cartoline che ho ricevuto, tre di quelle stampate e due disegnate/dipinte a mano. L’ultima, quella singola, è invece la mia.

Chissà che a qualcuno di voi, leggendo questo intervento, non venga la voglia di spedire qualche cartolina il prossimo capodanno…