È di nuovo quel periodo dell’anno in cui il cielo del Giappone, se visto dal basso, si tinge di pallido rosa. Quale che sia la metropoli o il paesino, il parco o la strada, immancabile lo sguardo incontra il lento ondulare delle fronde dei ciliegi, questo miracolo di rara beltà.
I ciliegi conoscono l’attesa, assaporano pazientemente il lento scorrere del tempo durante tutto l’anno; e, di pari, conoscono la vertigine della fioritura, il rapido accendersi e spegnersi di grazia ed eleganza nel breve arco di due settimane. Vivere di attesa, fiorire del proprio scopo e sfiorire poco dopo: una metafora malinconica dell’essere, nonché dell’essere umano.

Sui ciliegi si potrebbe dire tanto; e tuttavia, dirne tanto, ne sminuirebbe la poesia. Preferisco dunque lasciare che sia la poesia stessa, attraverso alcuni haiku, a parlare dei sakura.

Buona lettura a tutti.

 

Tante le cose
che tornano alla mente
sotto i ciliegi

(Bashō)

 

Ciliegi il nome –
e ogni cosa sfiorisce
nello splendore

(Natsume Sōseki)

 

Cadono i fiori –
i piaceri diurni
incoffessati

(Nagai Kafū )

 

La piccolina
tende le braccia e ride –
ciliegi in fiore

(Maruyama Daizen)

 

NB: La traduzione dei testi riprodotti è coperta dal diritto d’autore. La citazione della traduzione è permessa a condizione dell’attribuzione al suo autore (Diego Martina).