Se in Italia il 14 febbraio è inevitabilmente sinonimo di amore, in Giappone è sinonimo di cioccolato. Non di rado, già a partire dalla metà di gennaio, grandi magazzini e supermercati fanno a gara per allestire i propri scaffali con cioccolatini di tutti i gusti, misure e nazionalità, in vista del fatidico 14 febbraio, quel barentain dee (adattamento della pronuncia inglese “Valentine’s Day”) che nel paese del Sol Levante ha poco a che spartire con l’amore.
Inaugurata nel 1958, ed entrata in piena regola a far parte dei costumi nipponici dalla seconda metà degli anni ’70, la ricorrenza di San Valentino fu introdotta come provvedimento per incrementare le vendite di dolci; il che non stupisce più di tanto, dato che in Giappone il cristianesimo ha attecchito quasi esclusivamente a un livello superficiale, con buona pace del vescovo martire Valentino, presunto ispiratore dell’omonima festa.
Come si svolge, dunque, il barentain dee? Le ragazze e le donne giapponesi acquistano e regalano montagne di cioccolato a tutti gli uomini della propria vita, non solo privata (marito, fidanzato, innamorato) ma anche – forse soprattutto – lavorativa (colleghi e superiori) e pubblica (amici, parenti, vicini di casa, eccetera). Va bene chiunque, insomma, purché di sesso maschile.
E i maschietti? Ricevono, ringraziano, assaporano e non ricambiano subito il dono: attendono il 14 marzo (giorno definito howaito dee, cioè “white day”) per ricambiare con il fatidico giri choko, ovvero il “cioccolato dovuto”, “restituito” a mo’ di obbligo morale in seno all’ordine sociale, sebbene la parola giri lasci talvolta intendere anche una sorta di debito di gratitudine nei confronti dell’altra persona. Se dunque ricevere del cioccolato nel giorno di San Valentino, in Giappone, raramente ha valenza di passione o innamoramento, vederselo ricambiato un mese dopo ha un significato ancora meno profondo…
Va tuttavita fatto notare che, tra la montagna di cioccolatini ricevuti, potrebbe anche celarsi lo honmei choko, letteralmente “il cioccolato del favorito”, donato dalla ragazza a colui che segretamente ama; questo cioccolato, solitamente, differisce per la fascia di prezzo (alta), o per essere stato realizzato a mano. In tal senso, il 14 febbraio si trasforma in una sorta di caccia al tesoro: rintracciare l’amore nel dovere.

Anche quest’anno ho fatto mio malgrado scorpacciata di cioccolato (vedi foto). Da amiche, colleghe di lavoro, vicine di casa. Chissà che non via sia dello honmei choko, tra tutti questi pacchetti e scatoline; e chissà se avrò occhi per scovarlo.